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Il fascino della semplicità e la Bretagna di fine Ottocento

“Voglio una pittura semplice, molto semplice”, dichiara Paul Gauguin.

La semplicità e il fascino che ne deriva prendono le mosse dalla regione francese della Bretagna, una terra aspra segnata dalla lotta per l’esistenza ma anche ricca di colori e tradizioni, ‘scoperta’ da un manipolo di artisti che la frequentano con assiduità, formando soprattutto a Pont-Aven delle vere e proprie comunità: una generazione di giovani appassionati alla ricerca di innovativi canoni estetici e di forme di vita non ‘corrotte’ dai miasmi della capitale parigina.

Con l’arrivo di Paul Gauguin, questo fermento artistico assume una incontenibile spinta al nuovo: l’abbandono del naturalismo e dell’en plein air di stampo impressionista, la semplicità del disegno e dei colori, il primitivismo e la sintesi, una ricercata matrice simbolista.

Ecco la nascita dei Nabis, profeti e banditori di una rivoluzione estetica ed etica, che applicano nelle loro elaborazioni e sperimentazioni i principi del Sintetismo gauguiniano, marcandone i caratteri e l’evoluzione.

Alle origini del Sintetismo

Nel 1888 lo stile pittorico di Paul Gauguin evolve rapidamente: uno spirito decorativo nuovo, influenzato dal giapponismo che tende alla semplificazione delle forme, all’eliminazione dei particolari e rinuncia all’impianto prospettico della scena.

Dalla condivisione degli ideali estetici tra Paul Gauguin e Émile Bernard nascerà il Sintetismo: una visione idealizzata delle forme, espresse con colori intensi, una linea scura che delimita le campiture di colore, l’assenza di profondità che crea spazi fittizi e irreali. L’importante è dipingere a “memoria”, non più dal vero, escludendo ogni forma di realismo per allontanarsi il più possibile dal naturalismo degli impressionisti e degli altri movimenti.

Profeti e Pellegrini: la poetica dei Nabis

Nel 1888, Paul Sérusier, in vacanza in Bretagna, incontra Paul Gauguin che, nel corso di un episodio celeberrimo svoltosi nel Bois d’Amour, lo incita a usare colori puri e a raffigurare ciò che sentiva, anziché ciò che vedeva.
Il giovane pittore dipinse il paesaggio che si presentava ai suoi occhi e, rientrato a Parigi, mostrò il piccolo paesaggio ai suoi colleghi pittori.

Per alcuni di loro il dipinto fu una vera rivelazione.

Quei giovani pittori diedero vita al gruppo dei Nabis (“profeti” in ebraico) e Serusiér ne divenne il promotore e il teorico, assieme al collega Maurice Denis.

Il movimento si sviluppa per una decina d’anni (1889-1900) presentandosi come una corrente serrata e omogenea, nel nome e sulla scia dell’insegnamento di Gauguin.

Tra i Nabis si annoverano oltre a Paul Sérusier e Maurice Denis, anche Charles Filiger, Paul Ranson, Jan Verkade, Georges Lacombe e Cuno Amiet.

Maurice Denis, teorico dei Nabis

“Le teorie non sono per niente inutili né vane” scriveva Maurice Denis nel 1895 alla IX esposizione dei pittori impressionisti e simbolisti a Parigi.

Portavoce del gruppo “dei profeti” (Nabis), Maurice Denis pubblica l’articolo Définition du néo-traditionnisme, (in Art et Critique 1890) che contiene la celebre definizione di “neotradizionalismo”: “Ricordarsi che un dipinto, prima di rappresentare un cavallo, una donna nuda o un aneddoto qualsiasi è essenzialmente una superficie piana ricoperta di colori assemblati in un certo ordine”.

Ne consegue una spiccata avversione verso il naturalismo: il pittore non deve copiare ciò che vede in natura, ma cercare, al contrario, di esprimere la propria “realtà interiore”, lavorando sulla memoria e sull’immaginazione. La realtà viene dunque, secondo le teorie Nabis, trasposta attraverso il filtro della personalità dell’artista.

I Nabis coltivarono le arti applicate, la decorazione, la creazione di spazi domestici di elegante e inconfondibile caratterizzazione, segnando davvero la nascita dell’arte moderna.

 

Burano: la Pont-Aven lagunare

L’isola lagunare di Burano è, a fine Ottocento, un centro sovrappopolato dove si
vive faticosamente di pesca e di lavorazione del merletto.
La miseria e le epidemie sono di casa ma la popolazione conserva le tradizioni e le
superstizioni di inestirpabile radicamento.
Gli artisti e letterati che vi si recano restano sedotti proprio dall’atmosfera austera e pittoresca, misera e fiera, fatalista ed essenziale di quest’angolo di laguna.

Tutto ciò attrasse i giovani secessionisti di ritorno dall’esperienza bretone: Burano incarnava le stesse suggestioni poetiche…perché non riproporne l’esperienza artistica e umana?

Dopo l’arrivo a Burano di Umberto Moggioli, seguirono Gino Rossi e altri ancora del circolo di Ca’ Pesaro: nasceva la Pont-Aven lagunare, una modernità alternativa, fresca e originale.

 

Burano-Bretagna e ritorno e Arturo Martini

L’esempio dei Nabis-sintetisti ebbe larga accoglienza in Europa, tanto che i giovani artisti italiani, furono stregati dal richiamo del primitivismo bretone.
Capofila di questa nuova migrazione fu il veneziano Gino Rossi; la sua pittura si rivelerà sorprendentemente in linea con il mondo gauguiniano e Nabis.

Rossi riconoscerà nella laguna di Venezia una sorta di nuova Pont-Aven, sono il rigore della ricerca e l’affinamento espressivo che testimoniano la serietà e la profondità del suo itinerario etico e artistico.

Al suo fianco un gruppo di giovani che ne condividono le esperienze: soprattutto il trevigiano Arturo Martini che si distingue per l’uso di materiali poveri come il linoleum, il legno e la ceramica; le soluzioni formali da lui adottate, di marcata carica espressiva, risultano assolutamente inedite.

 

L’estetica della semplicità tra seduzioni borghesi e intimità domestiche

L’estetica della semplicità allarga i suoi interessi ad ulteriori soggetti e ingloba le nuove idealità borghesi: il gusto degli interni, nella domestica condivisione di spazi, ‘tagli’ e costruzioni in cui protagonista è un’intimità calda e ambigua, teatro di sentimenti domestici, non meno che tradimenti e seduzioni, avventure dell’anima e piaceri della carne.
Esemplificativa di questa poetica è la produzione pittorica e grafica dello svizzero Felix Vallotton, formatosi nel crogiolo del Sintetismo francese.

 

Una semplicità nuova tra seduzioni francesi e oggettività tedesche

La cultura figurativa dei Nabis e quella secessionista austro-tedesca, sono i due
poli entro i quali si muovono i pittori e scultori che gravitano nel vivace
ambiente di Ca’ Pesaro e attorno alla figura del giovanissimo direttore Nino
Barbantini.
Le mostre da lui promosse costituiranno la punta più avanzata e d’avanguardia nelle battaglie per il rinnovamento dell’arte italiana dei primi decenni del Novecento.
Tra gli artisti che vi figurano si annoverano Mario Cavaglieri, Felice Casorati e Cagnaccio di San Pietro.

 

Oscar Ghiglia

Tra i pittori italiani che fin dal primo decennio del Novecento hanno subito il fascino dell’estetica della semplicità si annovera il livornese Oscar Ghiglia.
Privo di una formazione accademica, Ghiglia segue le lezioni di Giovanni Fattori, che lo indirizzano verso una pittura antiretorica e sintetica.
La sua produzione d’esordio è costituita per lo più da ritratti, ma dal 1904 il suo stile si dirige verso una pittura più intima e privata, dalle ambientazioni semplificate eseguite con larghe e dense pennellate, con l’assenza di ombre, sulla scia del Sintetismo.

Dopo qualche anno l’evoluzione della sua estetica anticipa il Realismo magico, con una straordinaria maestria tecnica dalle atmosfere cristalline e rarefatte.

Il pittore livornese predilige la poetica degli interni, i ritratti e le nature morte ma nell’ultimo periodo la cospicua produzione di nature morte evidenzia una sorta di ossessione ‘fotografica’ dagli esiti pittoricamente ridondanti.